Erano passate due settimane dal Carnevale, e l'incontro dell'ultima sera non smetteva di invadere la mia mente.
Avevamo fatto l'amore diverse volte in quei giorni, ed era stato fantastico come sempre. Ma a un certo punto, dopo il sesso, dopo la passione, quando tutto iniziava a calmarsi e prima dell'istante in cui mi abbandonavo al sonno, quel sussurro tornava alle mie orecchie.
Mi bastava ricordare quelle mani che percorrevano il mio corpo perché la mia pelle si accendesse di nuovo. Qualsiasi brezza sul collo mi riportava automaticamente a quel momento, e le mie mani correvano là dove quella bocca mi aveva lasciato il suo segno.
Temevo che lui si accorgesse della mia distrazione. E come avrei potuto spiegargliela? Avrei potuto dire che avevo creduto fosse lui. Ma quando avevo capito che non era così, perché non avevo detto nulla? Perché non avevo raccontato ciò che era successo?
Perché la verità era che mi era piaciuto. Tutto qui.
Mi era bastato sentirlo dietro di me per ardere di desiderio. Sentire quelle labbra perché le mie si inumidissero. E quando era entrato dentro di me, i suoi movimenti mi avevano portata sull'orlo del precipizio, fino a un orgasmo che aveva spazzato via ogni briciolo di ragione.
Anche se era solo metà settimana, volle portarmi a cena fuori. Gli chiesi se ci fosse un'occasione speciale e lui si limitò a rispondere:
«Con te qualsiasi occasione può diventare speciale...»
Mi sentii in colpa, anche se forse non avrei dovuto. O forse sì?
Continuavo a chiedermi come avessi potuto non accorgermi della differenza e, automaticamente, abbassai lo sguardo.
La cena fu meravigliosa, anche se non riuscivo a concentrarmi. Lui era molto attento, molto dolce, molto... terribilmente sexy.
Per questo avevo deciso di raccontargli ciò che era successo a Venezia. Non sapevo come fare, né immaginavo quali sarebbero state le conseguenze, ma dovevo farlo. Glielo dovevo.
Per tutta la cena avevo sentito un nodo allo stomaco e lui non mi aveva lasciato nemmeno un momento per trovare il coraggio di parlargli.
Una luce soffusa illuminava l'ambiente e io mi fermai davanti alla finestra.
Lo sentii arrivare alle mie spalle. Chiusi gli occhi e dissi:
-Amore... devo dirti una cosa...
Lui mi cinse la vita con un braccio, scostò i miei capelli con il viso e, mostrandomi ciò che teneva in mano, mi sussurrò all'orecchio:
-Shhh...




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